Il nocciolo, è apprezzato fin dai tempi dell'antica Roma e mitizzato dalle culture orientali - in Cina e in Giappone è ritenuto l'albero portafortuna e viene considerato simbolo dell'eterna giovinezza, della felicità e della salute.
Il nocciolo è avvolto anche in Piemonte da leggende e credenze popolari. Sembra infatti che fosse la pianta da cui i maghi ricavavano la loro bacchetta magica, le streghe il bastone delle scope e i rabdomanti i rami per cercare l'acqua nel sottosuolo. Sempre la fantasia popolare considera la nocciola come il simbolo del matrimonio riuscito, essendo un frutto che cresce in coppia.
L'avvento della nocciola in Piemonte risale alla prima metà dell'Ottocento ed è sul volgere del secolo - grazie alla caratteristica del suo albero di selezionarsi spontaneamente e adattarsi alle diverse aree geografiche - che si sviluppa la varietà "Tonda Gentile delle Langhe", originata dagli incroci con altre specie selvatiche.
Ma è soprattutto all'inizio del Novecento che la corilicoltura conosce sviluppi davvero significativi, in seguito alla modernizzazione delle tecniche di coltivazione e alla nascita di industrie locali, stimolate dalla richiesta dei pasticceri torinesi. Questa crescita ha segnato anche un forte legame socio-economico con il territorio: la coltivazione del nocciolo, per la sua complementarietà con altre colture pregiate, come quella della vite, ha permesso di ricondurre a produttività terreni abbandonati, oltre a fornire maggiori possibilità di impiego ai contadini, evitando lo spopolamento delle campagne.
Oggi la diffusione della corilicoltura abbraccia un territorio di circa 180 comuni diffusi su parte del territorio piemontese - per un totale di oltre 10.000 ettari coltivati a nocciolo, con 10.000/16.000 tonnellate prodotte a seconda delle annate e circa 5.000 aziende di settore - in particolare nelle Langhe e nel Monferrato, dove si concentra oltre l'80% della produzione.